ARCHIVIO TERRAGNI
ARCHIVIO TERRAGNI

1937-1938

Progetto di concorso di secondo grado per il Palazzo del Littorio

con C.Cattaneo, P.Lingeri

Non realizzato

 

La cronaca del lavoro di Giuseppe Terragni tramandata dal suo articolo “ Discorso ai comaschi” del 1940, descrive gli anni tra il 1936 e il 1940 come un periodo di continuo impegno e lavoro sul tema della città di Como. Ma sebbene l’attività professionale dell’architetto fosse in continua espansione nella sua città, con l’apertura dello studio di Milano insieme a Pietro Lingeri, Terragni partecipava in quegli anni ai grandi concorsi per la città di Roma. A Como infatti i grnadi progetti per il centro urbano rischiavano di rimanere soltanto teorici e ben disegnati. D’altra parte Como offriva concrete possibilità di costruire singole architetture più che altrove, ma ampi e complessi progetti avevano come naturale finalità la capitale, in grado di ispirare e vivificare gli strumenti di lavoro in vista di un utilizzo più ampio.

Nel concorso B per il Palazzo del Littorio a Roma, sede del partito fascista progettata tra Gennaio e Marzo 1937 con consegna il 10 Aprile, Terragni ebbe l’occasione di sperimentare un grande edificio dall’articolazione complessa. Sfortunatamente questo progetto non ebbe esisto favorevole. Fu scartato dalla giuria sin dal primo grado perché difettoso nei dati e in alcune scelte progettuali che, agli occhi dei giurati, non rendevano il progetto adeguato alla prestigiosa sede del partito.

L’importanza del progetto di concorso per il palazzo littorio risiede nell’affrontare il concetto di macrostruttura urbana, già applicato in nel progetto cortesella per il centro storico di Como e, a più piccola scala, nelle indagini sulle abitazioni milanesi, e per la prima volta realizzato nella casa rustici di corso sempione a milano, appena terminata l’anno precedente ( 1936).

E intererssante notare che Giuseppe Terragni nella relazione per il progetto Cortesella indichi il fabbricato come formato da “ blocchi sovrapposti”, caratterizzando poi funzionalmente orientamenti e dimensioni dei singoli volumi da edificare.

Per utilizzare la descrizione a blocchi sovrapposti dobbiamo ricordare che Giuseppe Terragni aveva caratterizzato le divisioni funzionali dei singoli edifici del Cortesella con un programma più complesso di quello abitativo. A blocchi s’intende dunque per Terragni per edifici separati tra loro e chiaramente identificabili come una unità singola anche osservando la complessa forma conclusa dell’edificio. Volumi chiaramente delineati la cui somma non crea un complesso di ordine superiore, ma fusione in una composizione che lasciasse scoperto il principio di addizzione ( 1+1+1+2+2=… la definizione della somma era applicata alla struttura della singola città) 

L’addizione di blocchi isolati è un principio urbano nuovo di esattissime proporzioni la cui realizzazione nella struttura della città era resa possibile dalla struttura a telaio in cemento armato. Solo con il cemento armato è possibile avere sovrapposizioni di edifici diversi tra loro.

Procedere per blocchi isolati suddivisi e poi sovrapposti tra loro è un procedimento particolarmente originale. Tutti conoscono i prototipi per edifici isolati moderni senza rapporto con l’intorno: ma Giuseppe Terragni applica il canone del modernismo con una nuova sottigliezza: a blocchi sovrapposti, impedendo che l’unità della sommatoria dei singoli edifici potessere essere totalmente indipendente dalle altre sommatorie, quelle esistenti. Si legge una prima regola dell’idea urbana: la sovraposizione impegna i singoli edifici a negoziare la propria individualità nella città, a mettere in gioco la propria strutturazione e localizzazione nello spazio con la coerenza dell’insieme.

L’ordine urbano dinamico della sovrapposizione a blocchi isolati trova la sua più precisa immagine architettonica nel palazzo del Littorio. Sia i disegni che il modello dell’edificio ci consentono di ammirare il procedimento lasciato allo stato incompiuto per il quartiere Cortesella a Como. Il programma e lo statuto del partito sono visualizzati in una serie di c paralleli tra loro. Lo spazio vuoto tra gli edifici è ciò nel quale risuona la coerenza dello spazio urbano. Roma si riflette nelle vetrate doppie degli edifici alti ( come la torre nel pennone dell’asilo, la tradizione neoclassica del Cantoni negli allineamenti del cortesella)  con nuove prospettive e visioni.