ARCHIVIO TERRAGNI
ARCHIVIO TERRAGNI

1937-1938

Progetto di concorso di primo grado versione A per il Palazzo del Littorio

con C.Cattaneo, P.Lingeri

Non realizzato

 

il primo progetto per il Palazzo del Littorio. Qui Terragni, nel “salotto politico dell’antichità”, fa lievitare il suo muro possente, lo raccoglie da terra, tra le rovine antiche, e lo appende all’ultimo piano, come un rotolo di carta di un documento antico, come un’immensa vestigia romana uscita dall’oscurità e dal silenzio, e non solo la sospende da terra, ma la riveste (ri-vestigia) di una superficie luminosa, porfido lucidato rosso, pieno di luce riflessa, di giorno e di notte, tra il buio delle rovine e della città, come una muraglia che viene portata fin lassù per diventare il più grande schermo urbano mai immaginato prima, dove la città si riflette in questo immenso muro romano vetrificato, per rimanere seduti a guardare di fronte a noi i magnifici intrecci sfuocati della storia della città.

 

Il Duce appare sul balcone al centro dell’immenso muro della Storia sollevato e vetrificato, posto da quinta alla piazza delle adunate fasciste. Quest’uomo, piccolo, lassù, miniatura nell’enormità della parete, sulla quale si riflettono le sagome di tutta la folla, dei monumenti, delle strade, le cupole della città accampate di fianco ai tetti, tutte vivine le une alle altre. Il Duce scende gli scalini d’ingresso al balcone e si dirige verso la folla, alza la testa e appare come un’offerta che s’intravvede nella fessura della parete di pietra vetrificata, una macchia immersa nello spazio luminoso dietro di se, ed esce dallo schermo come i personaggi del film di Woody Allen La rosa purpurea del Cairo, esce dall’immensa parete schermo che la trasparenza e la vetrificazione hanno reso incorporeo, vibrante, luminoso come un’immensa finestra dove si vedono cose che non torneranno mai più, tracce di un’epoca, di un momento in cui noi c’eravamo, proiettati fuori dall’oscurità della nostra piccola vita privata. Questa parete incurvata, rossa roccia arcuata, riva di un mare di folla, è incurvata dal leggero vento dell’architettura moderna e trionfa, nella sua bellezza eterna, sulle grigie e epoche pagine di pietra della storia politica e della storia economica.

A Roma nella parete curva del Palazzo del Littorio, come in tutti i progetti successivi, l’architettura di Terragni costringe la politica a imboccare nuovi sentieri che passano nel piccolo squarcio, fessura del grande muro, per sbucare là in cima nella sua modestia di fronte all’immensità del colpo d’occhio della magnifica invenzione della modernità nel corpo dell’architettura. Un’unica e immensa pagina nel libro mitico della Storia.