ARCHIVIO TERRAGNI
ARCHIVIO TERRAGNI

Monumento a Roberto Sarfatti - Col d'Echele

con A.Terragni

Realizzato –località Stoccaredo-

1934-1937

 

Roberto Sarfatti
 volontario 17enne
Medaglia d’Oro
Caporale 6° Reggimento Alpini Qui cadde

Questa essenziale iscrizione, priva della ridondanza retorica di altre dediche ai caduti, riflette perfettamente il carattere del monumento, della sua committente, dell’artista e probabilmente anche dell’inconsapevole destinatario dell’opera. Margherita Sarfatti, grande protagonista della vita culturale degli anni del Ventennio - prima che le leggi razziali la conducessero al volontario esilio in America del Sud – aveva perso il figlio Roberto in una delle più sanguinose battaglie sull’Altopiano di Asiago che segnarono l’inizio del riscatto dell’Italia dopo Caporetto. L’idea del monumento nasce nel 1934, quando Margherita riceve la comunicazione che sono stati individuati i resti di suo figlio tra le spoglie dei caduti tumulati a suo tempo nel cimitero militare di Stoccareddo. La salma viene traslata nell’ottagono centrale del Leitner di Asiago, insieme ad altri soldati Medaglia d’Oro al Valor Militare, ma Margherita desidera che sulla sommità del monte ove il figlio ha trovato la morte ci sia un suo ricordo. Chiama Giuseppe Terragni, che aveva avuto modo di conoscere a Milano nel 1929, durante la seconda mostra del Novecento Italiano, e di frequentare poi nello studio comasco, seguendo i suoi progetti e discutendo con lui di arte e architettura. Terragni accetta e si mette alla prova in un’opera che rinnova il concetto di monumento grazie ad un’estetica essenziale ed austera. L’asprezza e il fascino del luogo in cui Roberto Sarfatti morì da eroe vengono sottolineati dai conci di granito di Asiago che ricoprono una struttura in calcestruzzo a forma di T. Per il basamento Terragni vuole che la pietra sia grezza, con i profili “a spacco di cava”, mentre per il cubo sovrastante, raggiungibile salendo una rampa di quindici gradini, vengono selezionati e accuratamente levigati due grandi blocchi di pietra sul cui lato verso la scalinata è incisa l’iscrizione commemorativa. Malgrado il risultato di apparente semplicità l’iter di progettazione ed esecuzione delmonumento è lungo ed impegnativo. Margherita Sarfatti era una committente colta ed emotivamente coinvolta e il luogo scelto non certo agevolmente raggiungibile. Terragni dedica a questo progetto attenti studi testimoniati da disegni e modelli: nella prima idea era possibile cogliere l’eco di alcune soluzioni proposte dal grande Mies van der Rohe, in particolare nel monumento a Rosa Luxemburg, poi Terragni si orienta verso l’idea di una scalinata centrale su una piattaforma quadrata, moderna interpretazione di uno schema palladiano, infine arriva alla versione attuale, più modesta nelle dimensioni, la cui esecuzione incontra comunque ostacoli economici e burocratici che ne rallentano la fase esecutiva. Si arriva finalmente alla conclusione dei lavori il 13 ottobre 1935, davanti ad una Sarfatti commossa che chiamerà sempre con affetto “monumentino” e “caro segno” la solenne e vigorosa opera a ricordo del giovanissimo caduto.