ARCHIVIO TERRAGNI
ARCHIVIO TERRAGNI

1930 / 1931-1933

Monumento ai caduti di Como

con A.Terragni

Realizzato –viale Peucher Como

 

Dopo un primo concorso, nel 1926,  per un Monumento ai Caduti della prima Guerra Mondiale da realizzarsi in piazza del Duomo e mai eseguito, la questione viene riproposta all'inizio degli anni Trenta da Marinetti che propone come monumento una torre faro di Sant'Elia; lo schizzo dell'architetto futurista viene sviluppato da Prampolini che redige un progetto di massima. La complessità della costruzione data anche dalla natura del sito posto sulle rive del lago, induce la committenza ad affidare la direzione lavori allo Studio Terragni e in particolare a dare l'incarico a Giuseppe per la  progettazione della cripta, nucleo simbolico dell'intero Monumento, e  dell'area adiacente. Data la sua posizione il Monumento risulta essere punto focale sia per chi viene dall'acqua, sia per chi percorre il viale alberato che lo collega al centro storico, in questo modo la città e il lago si percepiscono visivamente in una continuità ideale , inquadrati dalla solenne architettura. L'imponente torre bifrontale si innalza su di un massiccio basamento al quale si accede attraverso due scalinate opposte che conducono al livello degli ingressi, da qui si può ridiscendere verso il lago oppure entrare nel Sacrario,  infine attraverso le due scale ovoidali si raggiunge  la terrazza sulla sommità.

L'edificio presenta una complessa struttura in cemento armato, sulla quale sono posti i possenti  blocchi di pietra del Carso, a memoria dei luoghi dove si era combattuto, simbolo del sacrificio che così recita l'iscrizione sul fronte: La città esalta con le pietre del Carso la gloria dei suoi figli 1915-1918.

All'interno del Sacrario, rivestito in marmo nero, trova posto  un monolite in granito rosso di 500 tonnellate che ricorda, senza enfasi i nomi dei Caduti, mentre sulla sommità era previsto un coronamento di colonne di cristallo che doveva enfatizzare la verticalità dell'edificio. Scrive Attilio Terragni nella sua relazione:

“L’occhio suo resterà colpito dalle dimensioni notevoli dei materiali impiegati, e dalla loro perfetta lavorazione.Sono lastroni di sarizzo di tre metri di altezza, cavati con infinite difficoltà, lucidati a specchio a spigoli vivi, sono architravi in calcare di Nabresina di sei metri di lunghezza lavorati in modo perfetto, e trasportati con ogni sorta di precauzioni, sono masselli di coronamento in calcare di Rappen del peso di decine di quintali, sollevati e messi in opera ad una altezza di più di trenta metri dal terreno. Alla nobiltà dei materiali impiegati fa seguito una esecuzione del lavoro accuratissima in ogni dettaglio, esecuzione resa molto più difficile dalle dimensioni degli elementi. Infatti ogni lastra di rivestimento è stata fissata con zanche di rame stagnato colato in piombo, ogni giunto fra lastra e lastra è stato colato con mastici speciali, assicurando in tal modo alla costruzione la maggior resistenza all’usura del tempo………. Si sono posti in opera circa duemila pezzi suddivisi in sessanta corsi, lavorati con grande precisione, ottenendo una massa muraria imponente, in cui il giuoco delle luci e delle ombre fa risultare la accuratezza dell’esecuzione. Una semplice schiera di cipressi disegna la curvatura di ciascuna esedra, completando la visione austera e suggestiva. Un tappeto verde di forma regolare a leggero displuvio verso le esedre, inquadra la zona monumentale e la delinea con una nota di colore……..Per chi guarda il Monumento dalle scalinate il monolito taglia con una linea retta orizzontale lo sfondo del lago e dei monti, rendendo visibile da lontano la sua mole massiccia, che custodirà nel Tempo i nomi dei 750 Comaschi Caduti per la causa della Grandezza Nazionale”.