ARCHIVIO TERRAGNI
ARCHIVIO TERRAGNI

1935-1937

Villa per Amedeo Bianchi a Rebbio, detta villa del floricultore

Realizzato – via P. Paoli 49- Como -

 

Nella villa del floricultore la geometria diviene il gioco con il quale ricomporre le più divergenti unità , per esempio spazi di diversa natura, spazi trasparenti e densi, spazi chiari e spazi in penombra: la casa va osservata in quel modo disinteressato con cui si guarderebbe un quadro astratto. Né ciò fece trascurare le sue qualità : gli onesti pilastri che la spingevano oltre gli schiacciati cubetti delle altre ville , le finestre che avevano per padroni solo il nord e il sud, la massima zona centrale tutta a vetri le cui pareti sembravano aspirare la luce.

Domus 1941

 

La storia del progetto di questa casa si snoda lungo un cammino difficile, che vede l'alternarsi di diverse versioni, caratterizzate da una continua riduzione del programma, dovuta principalmente alle richieste del committente Amedeo Bianchi.

Terragni viene incaricato in un primo momento di studiare un'abitazione con un unico appartamento, questa prima soluzione, giudicata eccessivamente dispendiosa, viene accantonata. L'architetto lavora su un nuovo progetto dove elimina il tetto giardino, riduce le logge a semplici terrazzi e seguendo le nuove richieste del cliente, aggiunge un altro alloggio al piano terreno.

Ma anche questa soluzione viene ben presto sostituita da un nuovo progetto, finalmente realizzato, più  vicino alle indicazioni  della committenza, Amedeo Bianchi  aveva infatti richiesto un'ulteriore riduzione della volumetria, senza la modifica dello schema a doppio alloggio.

La libertà espressiva della prima soluzione basata su una sapiente composizione di pieni e di vuoti, viene contenuta nella versione definitiva che pur mantenendo lo schema su pilotis, si compatta in una pianta quadrangolare che risente delle limitazioni imposte.

Nonostante le profonde differenze  fra i due progetti,  quello definitivo risente positivamente di  alcune invenzioni della prima idea, come il telaio libero che inquadra le facciate, le rampe sospese che conducono al piano dell'alloggio superiore, e lo spazio porticato che sollevando l'edificio dal piano del terreno non interrompe la continuità del giardino e lo collega al retrostante spazio del vivaio.

La villa è un’opera in cui prevale l’asimmetria compositiva, con risultati del tutto originali e inaspettati. Il tema della composizione e della protezione delle facciate è risolto con l’arretramento di circa un metro del filo dei pilastri che sorreggono la casa. Si ha così la possibilità di elaborare una stratificazione della facciata su diversi piani che avvolgono la costruzione, con trame diverse nelle strutture, nelle pareti, negli infissi, nelle cornici staccate e collegate da piani sottili, con la creazione di spazi di varia profondità.

L’articolazione della facciata è poi sottolineata con un sapiente utilizzo del colore: il giallo tenue dei serramnti, il grigio azzurro freddo dell’edificio.

La casa è posizionata in modo tale che l’ingresso, la facciata principale e gli ambienti comuni siano esposti ai primi raggi solari, rivelando in questo modo il percorso principale dell’abitazione.  

Una scala esterna conduce al primo piano, che presenta due percorsi diversi che hanno origine però nel medesimo punto, che coincide con la fine della rampa della scala: il primo offre la possibilità di accedere al piano superiore attraverso una scala interna; il secondo conduce all’appartamento che, unito attraverso un collegamento orizzontale, costituisce la zona notte.

Scrive Terragni: ……..voi parlate di vantaggi delle vecchie case con muri grossi e piccole finestre e non vi accorgete che 90 volte su cento parlate di case addossate le une sulle altre in vie non più larghe di 6-8 metri portatele queste case decrepite sulle nostre larghe strade e vedrete ripetersi in misura maggiore gli inconvenienti che voi così clamorosamente lamenate. Non dovete dimenticare che è nostra massima preoccupazione e nostro impegno lo studiare (fin dove ce lo consente un regolamento edilizio –cappa di piombo) orientamento e insolazione dell’edificio… Ricordatevi che le vostre preoccupazioni giuste e ragionate sono il fondamento dell’architettura che noi vi abbiamo proposta e poi… imposta.

E su tale fondamento di funzionalità e di coerenza strutturale noi abbiamo costruito non solamente delle case comode ma gli esempi e le pietre miliari di una architettura rivoluzionaria che è indice della vostra e soprattutto della nostra civiltà”.

La chiusura del portico, decisa ed attuata  all'insaputa di Terragni, dopo la fine dei lavori, e ancora oggi visibile non solo ha alterato l'idea compositiva dell'architetto, ma ne ha altresì modificato  profondamente il rapporto con lo spazio esterno.