ARCHIVIO TERRAGNI
ARCHIVIO TERRAGNI

1934/1936-1937

Asilo Infantile Sant'Elia a Como

Realizzato – via Alciato – Como -

 

 

L'edificio sorge in quella che era una delle zone di nuova espansione della città, attualmente inglobata nel contesto urbano, si trattava di un'area caratterizzata da un tessuto misto di piccole fabbriche e di insediamenti residenziali operai. L'asilo rientrava in un programma di nuove attrezzature collettive destinate ai quartieri periferici.

Terragni inserisce la scuola  nel  lotto trapezoidale affidatogli, ruotando l'edificio rispetto agli assi stradali, così da creare, pur nell'esiguità dell'area, alcuni spazi verdi, che godono del miglior orientamento eliotermico. Con questa architettura Terragni si inserisce nel dibattito  su un possibile  modello per l'educazione infantile che la politica assistenziale del fascismo portava avanti, interpretando le più avanzate norme della pedagogia.

L'asilo si sviluppa secondo un impianto a corte che distribuisce le funzioni fondamentali: l'atrio/gioco, il refettorio, le aule, secondo uno schema che si pone in continuità con le contemporanee ricerche sull'edilizia didattica del movimento moderno.

Sin dall'ingresso, che ingloba la bussola vetrata di disimpegno, il bambino percepisce senza barriere l'intero spazio dell'asilo e del giardino, dove dovrà trascorrere la sua giornata. Il tema della scuola all'aperto porta infatti Terragni a smaterializzare la pareti murarie, ad aprire l'edificio verso l'esterno attraverso le grandi superfici vetrate, che portano aria e luce all'interno dell'asilo: Un architettura che spalanca le pareti verso il sole, l'aria, la luce, il verde, la natura: Esso determina le sembianze di un'architettura aerea svincolata dalla schiavitù del peso

Terragni studiò con cura anche tutti gli arredi, sia per i bambini che per il personale adulto, uniformando nei colori e nelle forme gli elementi architettonici fissi con quelli mobili.

L’asilo Sant’Elia è l’unico progetto in cui Giuseppe terragni ha avuto la possibilità di disporre l’architettura libero da vincoli planimetrici. La presenza fisica dell’edificio, dei materiali, dei vetri si dispone per corpi rettilinei in modo che più la materia fisica tenta di definire un interno da un esterno, più la scomposizione planimetrica rende fluttuante il limite. La leggera sospensione dell’edificio, solo tre gradini d’ingresso, gradua il volo dell’infanzia con la sospensione del piano a terra. Graduazione di strutture, graduazione di pesi, quasi sempre sospesi da terra, graduazione delle finiture costruiscono un ordine che è capace non solo di essere un elemento primario della costruzione, ma capace di differenziarsi e diventare creativo. L’intorno è una serie di campi di attrazione per la trasparenza dell’edificio: il paesaggio della campagna verso le aule, la città verso il lungo muraglione che definisce l’ingresso.

Scrive Terragni all’inizio della sua relazione al progetto: “ L’asilo da “Sala di custodia dei bimbi”, assurge oggi alla dignità di Casa per una Grande Famiglia. E della casa ha le doti di gioconda accoglienza di scrupolosa igiene di serena spiritualità. Le norme costruttive adeguandosi a tali esigenze si risolvono in una architettura che spalanca le pareti verso il sole, il verde, la luce, la natura. Architettura  Naturalista che dal razionalismo prende le forme dalla nobile missione sociale, il contenuto spirituale”.